mercoledì 19 settembre 2012
La canzone della settimana #2 (17/9 - 23/9)
La canzone che vorrei proporre questa settimana è Wonderwall del gruppo britannico Oasis; contenuta in quello che è forse il loro album di maggior successo, "(What's the story) Morning Glory?" (1995).
Si caratterizza per un forte messaggio sentimentale, tutto rivolto alla propria amata. Ho trovato bellissima la metafora del wonderwall , del "muro dei desideri", neologismo usato per definire una persona che ha tutto quello che desideriamo. E' però un muro, non qualcosa di aperto e facilmente accessibile, questo per sottolineare che comunque è necessario impegno, fatica, sofferenza per riuscire a scavalcarlo e quindi raggiungere la propria amata. L'amore, insomma, come una cosa bellissima ma anche ardua e estenuante. Una definizione perfetta.
Voto PERSONALE: 9/10
Because maybe, you're gonna be the one that saves me
And after all, you're my wonderwall.
sabato 4 agosto 2012
Pensieri - Eccesso di umanità
Più cresce il numero degli uomini e meno c'è bisogno di uomini. L'uomo si sta rendendo indipendente da sè stesso.
mercoledì 1 agosto 2012
La canzone della settimana #1 (30/7 - 5/8)
Premessa: Con questa rubrica intendo segnalare una canzone che mi ha illuminato la settimana, che, fra tutte quelle che ho ascoltato, è riuscita ad emergere, a colpirmi particolarmente. Questa canzone potrà essere vecchia o nuova, rap, pop, metal, reggae etc., di un artista maschile, così come femminile, di un gruppo così come di un solista. Ma, soprattutto, vorrei specificare che si tratta di una scelta che la maggior parte delle volte sarà strettamente personale e dipenderà dai fattori che influenzano anche la vostra vita: scuola, lavoro, vita sociale, famiglia, amore etc., questo porterà alla scelta di canzoni più "depresse" e "deprimenti" in certi momenti "neri" e più "solari" e "divertimenti" in altri. Ah, un'ultima cosa, teoricamente ha senso pubblicare questa rubrica alla domenica, o comunque nel weekend, così da poter aver chiara la visione dell'intera settimana, ma so già che, a volte, dovrò venire meno a questa "regola" per l'eccezionalità della scoperta.
La canzone che vorrei segnalare questa settimana è Hall of Fame dei The Script feat. Will.I.Am (per chi non lo sapesse cantante dei Black Eyed Peas). Dopo essersi incontrati e conosciuti al talent show "The Voice UK" (edizione inglese del programma che aveva già riscosso grande successo in America, contraddistinto dal fatto che i giudici scelgono senza vedere i vari artisti, ma semplicemente ascoltandoli) Danny O’Donoghue (frontman dei The Script) e Will devono anche essersi artisticamente innamorati l'uno dell'altro e deciso di collaborare. Il brano rappresenta il primo singolo estratto dal nuovo album della band irlandese, che verrà rilasciato a settembre di quest'anno con il titolo "#3" (effettivamente è il loro terzo album). La canzone è molto orecchiabile, dal forte messaggio ispiratore, nel quale si esorta a seguire la propria strada, a diventare qualcuno, per poi riuscire a stare, appunto, "in piedi nella Hall of Fame" (espressione usata per indicare un insieme di soggetti che si sono particolarmente distinti in uno specifico campo di attività). Sono quelle canzoni che ti esaltano, che ti caricano di buoni propositi e speranze. A me ha un po' ricordato la canzone di un altro membro dei Black Eyed Peas, ovvero "We Can Be Anything" di Apl.de.ap (che, tra l'altro, sta progressivamente diventando cieco per via di una malattia genetica), che però era passata in sordina. Diciamo che contenutisticamente parlando non si può parlare di estrema originalità, è anche vero però che in un periodo di (devo proprio usare anche io quella parola?) crisi non fa mai male. Come qualcuno ha commentato sotto il video di YouTube, è stata rilasciata in un momento ampiamente favorevole, quello delle Olimpiadi, a cui si adatta perfettamente. A parer mio ha tutto quello che serve per diventare una vera hit
Voto PERSONALE: 7/10
Standing in the hall of fame
And the world's gonna know your name.
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Opacità aggettivale
Incredibile. Fantastico. Spettacolare. Meraviglioso. Eccezionale. Splendido. Favoloso. Bellissimo. Squisito.
Sono parole di cui oggi giorno abusiamo. Quando ci consegnano un regalo e ci chiedono come lo troviamo; quando assaggiamo un piatto preparato da qualcun'altro e questo vuole sapere cosa ne pensiamo; quando siamo davanti ad un monumento, una statua, un quadro, un paesaggio o un nuovo strumento tecnologico, queste sono le uniche parole che ci vengono in mente. E' una cosa che mi ha sempre dato fastidio: sembriamo incapaci di definire nel modo corretto la realtà. Questo non dipende da una ragione “interna”, infatti abbiamo immediatamente sensazioni positive o negative più o meno intense, il problema è che non siamo in grado di esprimerle correttamente. Per di più, sono tutti modi adatti ad esprimere un apprezzamento esagerato di un determinato elemento, quando, in realtà, raramente ci si trova davanti a qualcosa di così “superlativo”.
Per sfuggire alla banalità, si potrebbero usare termini come:
epico, leggendario, fenomenale, incantevole, stupefacente, ottimo, poetico, inenarrabile, avveniristco, e così tanti altri. Sono infinite le possibilità della nostra lingua, aggettivi e metafore ricercati, nuovi, inventati, sono la strada, la via da imboccare per non apparire persone opache e prive di genialità.
domenica 29 luglio 2012
Pensieri - Affinità Fortuita
Siamo come pezzi di puzzle diversi:
ci incastriamo l'uno con l'altro solo per caso, insieme non creiamo un disegno armonioso e uniforme.
martedì 24 luglio 2012
Piccola notifica
Piccolissima informazione di servizio: come potete facilmente notare ho leggermente modificato l'aspetto esteriore del blog aggiungendo i due box "Cosa sto guardando/ho guardato" che contiene serie televisive che sto guardando in questi giorni (ovviamente nel complesso ne seguo molte di più) o film appena finiti di vedere (ammetto che, cinematograficamente parlando, sono un po' indietro, dunque se troverete titoli celeberrimi visti e stravisti non pensante male di me, sto cercando di recuperare tutti i grandi successi che mi son perso) e "Cosa sto leggendo", che si spiega da solo, almeno mi pare. L'idea è di fornire lo spunto per quei momenti di depressione e tristezza in cui non sappiamo cosa vedere (magari perché in TV danno sempre e solo le stesse cose), ascoltare (magari perché MTV ci ha stancato o la radio mette in rotazione sempre le stesse canzoni) o leggere (magari perché non siamo ispirati).
Non ho generalmente la tendenza a leggere più libri insieme, dunque se nell'elenco trovate 4 titoli, sappiate che il primo in alto è quello corrente, mentre gli altri sono quelli precedenti che, come per le altre "rubriche", lascierò come sorta di "cronologia".
Spero possiate davvero prendere ispirazione.
L'ultimo soldato (5/5)
Non potei ascoltare un sola altra parola, presi la mia giacca, mi alzai e mi diressi all'esterno del cinema. Passai come un fulmine a fianco dello strappa-biglietti, il quale non alzò nemmeno un muscolo, e uscii.
Iniziai a tremare, il mio corpo doveva abituarsi a passare dal tepore dell'interno del locale al glaciale clima esterno. BOOM. Sussultai, il cuore mi balzò in gola e iniziò a battere all'impazzata, temei che da lì a poco avrebbe potuto scoppiare. Maledetti ragazzini pensai tra me e me, che divertimento ci trovano a dar fuoco a una manciata di polvere da sparo per un solo giorno all'anno? Quello che più di ogni altra cosa non capivo era perché fosse diventata una tradizione. Innanzitutto non portava vantaggi di alcun tipo se non ulteriori ferite al portafoglio, erano fastidiosi, visto che con il loro suono sembravano quasi bucarti il timpano ogni volta, e, soprattutto, erano pericolosi: c'era veramente il rischio di farsi male. Trascorrere un anno privi di un arto per una inutile tradizione. E invece tutti erano fuori all'aperto (rischiando, per altro, un malanno) tra esplosioni di suoni e colori. Un vero spreco di tempo. Ma, cosa peggiore di tutte, perché ripetersi ogni anno? Viviamo in un'epoca in cui le strade percorribili sono infinite: paesaggi nuovi, usanze sconosciute, personaggi inimmaginabili e, invece, anche nei momenti, come le feste, in cui possiamo veramente dedicarci a noi stessi, finiamo per fare le stesse cose.
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