domenica 6 maggio 2012
Un eco universale di dolore
"Se rientrassi di là, nella sua stanza e gli dicessi con gioja «Signor Nuti, sa? Ci sono le stelle! Lei certo se n'è dimenticato; ma ci sono le stelle!», che avverrebbe? A quanti uomini, presi nel gorgo d'una passione, oppure oppressi, schiacciati dalla tristezza, dalla miseria, farebbe bene pensare che c'è, sopra il soffitto, il cielo e che nel cielo ci sono le stelle. Anche se l'esserci delle stelle non ispirasse loro un conforto religioso. Contemplandole, s'inabissa la nostra inferma piccolezza, sparisce nella vacuità degli spazii, e non può non sembrarci misera e vana ogni ragione di tormento."
Quaderni di Serafino Gubbio operatore - Luigi Pirandello
Quaderno V, capitolo I.
Volevo condividere una frase particolarmente significativa di quest'opera di Pirandello: "I quaderni di Serafino Gubbio operatore", forse non una delle più famose, sicuramente non è al pari, per celebrità, de "Il fu Mattia Pascal" o di "Sei personaggi in cerca d'autore", ma decisamente interessante. In realtà questa citazione non riassume il significato dell'opera che invece si presta a descrivere il processo di disumanizzazione promosso dal sistema cinematografico, però la ritengo comunque di grande pregio.
Di qualsiasi origine sia il dolore: il fisico, l'amore, il lavoro, la scuola, l'amicizia, anche semplicemente un'attività che a noi piace, un hobby, chiederci, per sfruttare un'ulteriore citazione pirandelliana, se "Siamo o non siamo su un’invisibile trottolina, cui fa da ferza un fil di sole, su un granellino di sabbia impazzito che gira e gira e gira, come se ci provasse gusto a girar così, per farci sentire ora un po’ più di caldo, ora un po’ più di freddo, e per farci morire – spesso con la coscienza d’aver commesso una sequela di piccole sciocchezze – dopo cinquanta o sessanta giri?" (cit. da "Il fu Mattia Pascal") può sempre aiutare.
Che ne pensate?
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