sabato 26 gennaio 2013
Riflessioni musicali (4)
Se non fossero stati assecondati dal destino, grandi artisti come Mick Jagger, Paul McCartney, Steven Tyler, Bono Vox, sarebbero diventati quello che sono? Ora chiaramente i soldi e la fama non danno la felicità, però hanno dato loro la possibilità di esprimere sé stessi al meglio, voglio dire, probabilmente negli anni '70 Steven Tyler era ridicolizzato per come andava conciato, perché girava, per come si vestiva, stessa cosa per Bono negli anni '90. Ora che sono universalmente ritenute grandissime rockstar, possono fare quello che vogliono, intendo, se domattina si svegliano con la voglia di indossare una camicia, indossano una camicia, se domattina si svegliano con la voglia di mettersi un certo tipo di giacca piuttosto che un altro, indossano quella particolare giacca, un vignolese o, come me, un savignanese, pur in un'età che consente questo, la gioventù, non può materialmente ma anche mentalmente fare questo, non può reggere davvero il contrasto, l'opposizione, quei poche che ci riescono lo fanno per omologarsi ancora di più, non per entrare veramente in contrasto. Ora io mi chiedo, chi ci dice che se un onesto fornaio di una cittadina di provincia ottenesse improvvisamente la possibilità di fare quello che vuole, quindi soldi, e, magari, avesse anche l'abilità di suonare una chitarra, quindi tecnica e abilità?
Riflessioni musicali (3)
Io non ho niente contro quella che viene definita tecno, dance, elecromusic, discomusic, dubstep, hardcore o simili, però provate ad ascoltare “Sometimes You Can't Make It On Your Own” degli U2 live (specialmente quando, oltre la metà, Bono si rivolge al cielo, quindi al padre per cui fu scritta, Bob, e mette tutta la sua voce nel “Can you hear me?”) o “Listen” di Beyoncé live (dove la vedi raggiungere picchi insostenibili se non grazie al cuore) e poi ditemi che quando ascoltate Skrillex provate le stesse emozioni.
Riflessioni musicali (2)
Musica. Forse l'iPod è venuto a cambiare la visione giovanile della musica? Cioè, quando mi muovo per Bologna, quando sono in treno, quando sono in biblioteca, non ascolto quasi mai “Cast No Shadow” degli Oasis, ma perché? Chiediamoci cos'è “Cast No Shadow”. “Cast No Shadow” è una bellissima canzone degli Oasis dedicata a Richard Ashcroft (cantante, fra le altre cose, dei The Verve) definito come un genio che non riesce a gestire quello che ha fra le mani e che, appunto, ponendosi davanti al sole non proietta nessun'ombra, quasi come se non esistesse, quasi come se non riuscisse a lasciare un segno. Ora, al di là di tutto questo, all'interno dell'album in cui è inserita, il celeberrimo “(What's the story) Morning Glory?” non è sicuramente una di quelle più orecchiabbili, né tanto meno una delle più famose, quindi forse è questo? Questa mancanza di orecchiabilità? E' come se l'iPod prelevasse dall'ampissimo panorama musicale personale solamente una piccola fetta, una sezione, che contiene tutto quello che c'è di orecchiabile, facilmente memorizzabile e musicoso, insomma. Forse l'iPod ha rovinato la musica.
Riflessioni musicali (1)
Ci sono canzoni, artisti che accarezzano la tua irrazionalità, la raccolgono e la portano a galla, è quello che viene definito genio. Quando ascolto, capisco, leggo certe parole tutto mi è come illuminato, qualcosa che avevo pensato, qualcosa su cui avevo riflettuto viene ora esplicitato, non è fantastico solo il fatto che anche qualcun'altro ha raggiunto quella conclusione, perché anche questo è necessario, ma è splendido il fatto che sia riuscito a concretizzarlo, a materializzarlo, in un verso, in un suono, in un gesto, in un movimento, in una scena. Qualcosa che era rimasto fino ad allora in forma potenziale assume invece piena vitalità, forza, vigore, diventa realtà.
Riflessioni barbariche
Indubbiamente Baricco ci ha preso in pieno con la sua teoria dei barbari, per quanto non sia una sua idea totalmente originale, ma di questo non voglio parlare. Voglio parlare invece del fatto che è cambiato il modo di fare esperienza, non più operazione “verticale”, di discesa in un pozzo, ma surfing “orizzontale”, superficiale. Perché è avvenuto tutto questo? Perché è tutto immediatamente accessibile, tutto direttamente disponibile, facile da ottenere. Vuoi sapere in che anno Bruce Springsteen ha composto “Born to Run”? Niente di più semplice, Google e Wikipedia sono la via. E allora cosa serve studiare la letteratura, la musica, la moda, l'arte e il cinema? Serve a giudicare. Sì perché Google e Wikipedia nella loro dimensione enciclopedica non danno giudizi, non criticano, solo con un notevole bagaglio culturale del passato, cioè della musica che è stata, della letteratura che è stata, etc. si può valutare, soppesare, misurare; ed è questa un'abilità che andremo perdendo, finché anche gli ultimi critici, gli ultimi fari di speranza, le ancore che ci saldano ai concetti di bello e brutto, buono e cattivo, chissà, magari anche di giusto e sbagliato, non verranno a dissolversi e non ci smarriremo nell'oceano, forti delle nostre nuove branchie sì, ma anche accecati, persi, confusi, inutili.
giovedì 27 settembre 2012
La canzone della settimana #3 (24/9 - 30/9)
La canzone che vorrei proporre questa settimana è di un gruppo assolutamente sconosciuto (non solo in Italia, visto il bassissimo numero di visualizzazioni): i Trik Turner, con la loro canzone di maggior successo Friends and Family.
A livello di genere musicale, sicuramente risulta un ottimo esempio di connubio tra rock e rap, presenta infatti forti affinità, nel primo caso musicali, nel secondo testuali, con entrambi. Il testo delle canzone è sicuramente ben fatto, ma ciò che lo fa risaltare ulteriormente è il cantato del leader del gruppo, Doug Moore, che fa uso di un'accentazione molto particolare, per creare ovviamente effetti musicali d'effetto.
Wikipedia li annovera poi tra i primi che hanno offerto due versioni differenti del videoclip della canzone, effettivamente su YouTube troverete due versioni: "Boys version" e "Girls Version".
Com'è avvenuto per diverse altre canzoni, l'ho scoperta attraverso la serie televisiva Scrubs unitamente all'aiuto dell'affidabilissima applicazione Shazam
Voto PERSONALE: 7.75/10
'Cause all's I need is the air that I breathe
And my friends and family to believe in me.
mercoledì 26 settembre 2012
La melodia dei soldi
Con riferimento alla musica, l'aggettivo “commerciale” definisce il comporre canzoni per motivi strettamente venali, per una questione puramente economica. Vorrei fare qualche esempio per chiarire meglio il mio pensiero. Ad Eamon quando ha scritto F*ck it non gliene fregava proprio niente dei soldi, era stato tradito dalla fidanzata, ci stava malissimo e ha deciso di esprimersi attraverso la musica (allo stesso modo avrebbe potuto dipingere un quadro, scrivere una poesia, prepararsi per una maratona, uscire in strada e prendere a pugni il primo che gli passava davanti, e così via. Fortunatamente non è andata così), che poi gli sia venuto fuori qualcosa di orecchiabile e facile da tenere in testa, questo è stato un altro grandissimo risultato INSPERATO. Per lui, in quel momento, la musica era semplicemente un canale preferenziale di comunicazione con il mondo. Mentre a Flo Rida quando ha scritto Whistle, secondo me, gli fregava poco e niente di comunicare qualcosa, gli interessava creare qualcosa adatto alla discoteca, ad essere ballato, e quindi, nel mondo odierno, di fare soldi, perché son quelle le canzoni che permettono con SICUREZZA di guadagnare MOLTO (il che significa che è più facile comporre un The club Can't Handle Me che scovare una Adele, secondo me). E' evidente, dunque, per quale delle due la definizione “commerciale” sia più calzante.
A questo punto, si aprono due possibilità: la prima è di ritenere legittima questa motivazione, metterla quindi al pari di altre come la denuncia sociale (tanti rapper anni '90 per esempio) o la sofferenza per la perdita di qualcuno (Sometimes You Can't Make It On Your Own degli U2), e così tante altre; la seconda è di crocifiggerla per il fatto che snatura l'arte, che soffoca il momento dell'illuminazione fulminante, dell'ispirazione divina che colpisce gli artisti. Ritenere "commerciale", insomma, come un giudizio negativo. C'è in realtà un'altra possibilità, di compromesso, e consiste nel realizzare che ormai il mondo va in quella direzione, capirlo e accettare una leggera vena di malinconia e tristezza. Della serie “ascolto Whistle, la canticchio e la ballo, ma mi piange il cuore”, che è il mio sentimento principale quando vado in discoteca.
Aggiungerei che è poco appropiato etichettare un intero artista come “commerciale”, possono esistere album più “monetizzabili” e “monetizzati” di altri, così come, all'interno dello stesso LP, canzoni più danarose e altre meno. A questo proposito penso sia necessaria la citazione dei Black Eyed Peas, in loro, a parer mio, è evidente un rapido cambio di direzione. Where is the love, la canzone con cui hanno sfondato, è pregna di significato, di valori, di denuncia, di sofferenza, di tristezza per il mondo; Bom Bom Pow, invece, è totalmente distante, se non diametralmente opposta, in quanto non ha nulla da comunicare. Un altro esempio, meno profondo, potrebbero essere i Maroon 5: Payphone, una delle ultime hit, non è che un continuo ripetersi degli stessi tre versi, tanto che a 3/4 è stato necessario introdurre Wiz Khalifa per evitare un'eccessiva monotonia; mi sembra significativamente distante da She Will Be Loved, pur non troppo articolata a livello testuale, ma sicuramente più "profonda".
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