sabato 26 gennaio 2013

Riflessioni musicali (7)

Cosa vuol dire se di un album ti piacciono solo poche canzoni? Che l'artista è incapace? Che l'artista ha forzato l'ispirazione? L'ispirazione da sempre ottimi risultati? E' giusto inserire nel proprio iPod solo alcune canzoni di un certo artista? Significa conoscerlo totalmente? Nickelback, per esempio, son rimasto sorpreso dall'aggressività di certi loro pezzi, del resto però quelle sentimentali sono le canzoni loro non solo più conosciute, ma anche più belle... dunque? Cosa fare? Escludere “Just For” e tenere solo “How You Remind Me”? Sono fortemente combattuto su questo argomento. Una canzone può essere paragonata ad un libro di uno scrittore? Cos'è il bello? Cos'è il gusto? Esiste una bellezza in senso oggettivo? “Mi piacciono i Beatles” cosa voleva dire questa frase negli anni '70 e cosa significa oggi “Mi piace Vasco Rossi”? Perché oggigiorno abbiamo la possibilità di ripeterci, di ascoltare la stessa canzone innumerevoli volte e in contesti diversi. Questo potrebbe aver portato alla richiesta di canzoni ripetibili, adatte a diverse situazioni, forse la musica si è “normalizzata” ad uno standard di ripetitività e obiquità. Se voglio aver successo devo poter fare una canzone adatta a qualsiasi contesto. In fondo, quando ascolto “Hey, Soul Sister”? Quando non so cosa ascoltare, quando non voglio impegnarmi, quando non voglio “studiare” la musica. In questo senso, allora, forse, oggigiorno i Beatles sono inascoltabili, li ascolti una volta al giorno, semmai, e quando hai la testa rivolta all'ascolto, non quando hai la testa spenta.

Riflessioni musicali (6)

Ho ascoltato Beatles e Rolling Stones. Li ho ascoltati. Non son tre parole da sottovalutare al giorno d'oggi, li ho ascoltati, letto le loro parole, come, penso, suppongo, facessero i giovani della loro epoca d'oro. Son giunto alla conclusione che non è che ho perso l'abilità di aprezzare i Rolling Stones, come sostenevo qualche tempo fa, ma che preferisco i Beatles, ecco tutto. La cosa è stata lampante quando dopo aver ascoltato per una mezz'oretta “Sticky Fingers” son passato a “Help!”, beh ho indubbiamente preferito il secondo. Forse qui sta un grosso problema della società moderna: molti, come me, pensano di apprezzare di più i Rolling Stones, ma in realtà amano di più i Beatles, amano più un sussurro delicato, dolce e romantico che un urlo graffiante, aggressivo e temerario. Forse se queste persone si rendessero conto di questa cosa e la accettassero capirebbero meglio sé stessi, saprebbero interpretare meglio sé stessi; e si sa, chi meglio riesce a interpretare sé stesso meglio vive con sé stesso. Mi rimane da capire se sia corretto un abbandono totale, o preferibile una coscienza strumentale e selezionabile solo in certi casi.

Riflessioni musicali (5)

Ho ascoltato i Rolling Stones e i Beatles. Li ho ascoltati, davvero. Ho ascoltato e letto le loro parole. Non hanno avuto su di me lo stesso effetto di altri artisti, come magari i Linkin Park. Ho volontariamente eliso una parola dalla frase precedente: “purtroppo”. E' di questo che penso sia necessario parlare. Perché i Rolling Stones son considerati senza dubbio i fondatori di quello che può essere definito musica moderna, rock e a me non piacciono? Meglio, non è esattamente corretto dire che non mi piacciono, forse non li riascolterei. Forse il problema è proprio questo, il nuovo paradigma di bellezza musicale è oggigiorno legato anche alla ripetitività, una canzone è tanto più bella quanto più l'ascolti o saresti portato ad ascoltarla. Perché poi riascoltiamo certe canzoni? E' una domanda così complicata che mette in crisi la mia idea di bellezza musicale, ne ho mai avuta veramente una? Diciamo che ho amato molto certi testi, come “Paint it Black” o “Flight 505” o “Stupid Girl” (appartenenti al primo album di sole loro canzoni, “Aftermath”) però non posso dire che siano realizzate con la vera e propria “musica” che mi piace. E' strano: so che dovrebbero piacermi ma non mi piacciono. Forse piacevano per questioni storiche, quello è indubbio, è quindi indubbio che tutti quelli che ne parlano ora sono stati coloro che li hanno esaltati allora, quindi, forse, i Rolling Stones son sostenuti da tutti coloro che li hanno apprezzati in passato. A ciò bisogna aggiungere una fetta di ascoltatori che hanno seguito per massa, forse maggiori per altri gruppi più moderni, come gli U2. Sono ascoltatori di bassa cultura (come me) ma proprio per questo tutta irrazionalità: questo loro essere tutta irrazionalità dovrebbe dirci qualcosa di importante, devo ancora capire cosa però, è un tarlo importante. Per ora continuerò ad ascoltare Rolling Stones, chissà che fra 20 anni non mi vengano a piacere.

Riflessioni musicali (4)

Se non fossero stati assecondati dal destino, grandi artisti come Mick Jagger, Paul McCartney, Steven Tyler, Bono Vox, sarebbero diventati quello che sono? Ora chiaramente i soldi e la fama non danno la felicità, però hanno dato loro la possibilità di esprimere sé stessi al meglio, voglio dire, probabilmente negli anni '70 Steven Tyler era ridicolizzato per come andava conciato, perché girava, per come si vestiva, stessa cosa per Bono negli anni '90. Ora che sono universalmente ritenute grandissime rockstar, possono fare quello che vogliono, intendo, se domattina si svegliano con la voglia di indossare una camicia, indossano una camicia, se domattina si svegliano con la voglia di mettersi un certo tipo di giacca piuttosto che un altro, indossano quella particolare giacca, un vignolese o, come me, un savignanese, pur in un'età che consente questo, la gioventù, non può materialmente ma anche mentalmente fare questo, non può reggere davvero il contrasto, l'opposizione, quei poche che ci riescono lo fanno per omologarsi ancora di più, non per entrare veramente in contrasto. Ora io mi chiedo, chi ci dice che se un onesto fornaio di una cittadina di provincia ottenesse improvvisamente la possibilità di fare quello che vuole, quindi soldi, e, magari, avesse anche l'abilità di suonare una chitarra, quindi tecnica e abilità?

Riflessioni musicali (3)

Io non ho niente contro quella che viene definita tecno, dance, elecromusic, discomusic, dubstep, hardcore o simili, però provate ad ascoltare “Sometimes You Can't Make It On Your Own” degli U2 live (specialmente quando, oltre la metà, Bono si rivolge al cielo, quindi al padre per cui fu scritta, Bob, e mette tutta la sua voce nel “Can you hear me?”) o “Listen” di Beyoncé live (dove la vedi raggiungere picchi insostenibili se non grazie al cuore) e poi ditemi che quando ascoltate Skrillex provate le stesse emozioni.

Riflessioni musicali (2)

Musica. Forse l'iPod è venuto a cambiare la visione giovanile della musica? Cioè, quando mi muovo per Bologna, quando sono in treno, quando sono in biblioteca, non ascolto quasi mai “Cast No Shadow” degli Oasis, ma perché? Chiediamoci cos'è “Cast No Shadow”. “Cast No Shadow” è una bellissima canzone degli Oasis dedicata a Richard Ashcroft (cantante, fra le altre cose, dei The Verve) definito come un genio che non riesce a gestire quello che ha fra le mani e che, appunto, ponendosi davanti al sole non proietta nessun'ombra, quasi come se non esistesse, quasi come se non riuscisse a lasciare un segno. Ora, al di là di tutto questo, all'interno dell'album in cui è inserita, il celeberrimo “(What's the story) Morning Glory?” non è sicuramente una di quelle più orecchiabbili, né tanto meno una delle più famose, quindi forse è questo? Questa mancanza di orecchiabilità? E' come se l'iPod prelevasse dall'ampissimo panorama musicale personale solamente una piccola fetta, una sezione, che contiene tutto quello che c'è di orecchiabile, facilmente memorizzabile e musicoso, insomma. Forse l'iPod ha rovinato la musica.

Riflessioni musicali (1)

Ci sono canzoni, artisti che accarezzano la tua irrazionalità, la raccolgono e la portano a galla, è quello che viene definito genio. Quando ascolto, capisco, leggo certe parole tutto mi è come illuminato, qualcosa che avevo pensato, qualcosa su cui avevo riflettuto viene ora esplicitato, non è fantastico solo il fatto che anche qualcun'altro ha raggiunto quella conclusione, perché anche questo è necessario, ma è splendido il fatto che sia riuscito a concretizzarlo, a materializzarlo, in un verso, in un suono, in un gesto, in un movimento, in una scena. Qualcosa che era rimasto fino ad allora in forma potenziale assume invece piena vitalità, forza, vigore, diventa realtà.